venerdì 5 febbraio 2010

Sazerac



Ingredienti e preparazione

5 cl. cognac
1 cl. assenzio
2 spruzzate Peichaud's bitter
1 zolletta di zucchero di canna bianco


Per prepararlo secondo la ricetta originale servono due bicchieri old fashion, nel primo versare acqua e ghiaccio per raffreddarlo, aggiungere nell'altro una zolletta di zucchero con un goccio d'acqua per ammorbidirla e di seguito il Peichaud's quindi il cognac e il ghiaccio a cubetti; miscelare gli ingredienti, togliere il ghiaccio dal primo bicchiere, versare nello stesso l'assenzio facendo in modo che aderisca alla pareti e nel caso eliminare l'eccedenza considerato che l'assenzio ci serve solamente come aromatizzante; versare il cocktail, dopo averlo filtrato dal ghiaccio, in questo bicchiere e strizzare la scorza di limone senza aggiungerla al drink.



Storia

Il Sazerac deriva quasi sicuramente dal Brandy Cocktail molto conosciuto a New Orleans nel XIX secolo come confermano alcuni scritti dell'epoca; il nome di questo drink trae origine dalla compagnia di cognac Sazerac De Forge et Fils di Limoges.
Un agente locale della compagnia, John B. Schiller, apre a New Orleans a metà del 1800 la Sazerac Coffee House preparando il Brandy Cocktail di Peichaud a cui diede il nome Sazerac. Successivamente nel 1870 la compagnia passò sotto la proprietà di Thomas H. Handy, contabile di Schiller, ed anche il locale cambiò il nome diventando Sazerac House. La ricetta del cocktail con il passare degli anni cambiò per adeguarsi al gusto dei clienti che preferivano, dopo la guerra degli stati, il maggior carattere del rye whiskey al Brandy, il Rye utilizzato era il Maryland Club Rye e la presenza di Brandy oramai si riduceva a qualche goccia fino alla completa sostituzione con la stessa dose di assenzio. Ad operare questa radicale modifica fu il barman del Pina's in Burgundy street, Leon Lamothe. In seguito al divieto di somministrazione dell'assenzio in molte nazioni il drink subì un'ultima variazione sostituendo l'assenzio con un suo surrogato l'Herbsaint.

domenica 27 dicembre 2009

Biccer bassanese




Ingredienti e preparazione

2 cl. caffè caldo
2 cl. cioccolata calda
2 cl. grappa Nardini riserva
2 cl. assenzio Montmartre
1 cl. zucchero liquido
2 cl. crema di latte

Dopo aver preparato la cioccolata ed il caffé versare i primi quattro ingredienti in un piccolo bricco quindi porlo sotto il vaporizzatore ed azionarlo fino ad ebollizione (in casa lo si può scaldare nel fornello), mettere in una coppetta cocktail lo zucchero liquido, roteandola per farlo aderire alle pareti, aggiungere gli altri ingredienti e per ultima la crema di latte in sospensione con l'aiuto di un cucchiaino, in questa foto il cocktail è stato decorato con logo di cioccolato delle distillerie Nardini.


Storia

Cocktail creato al Lumière Cabaret Café di Bassano del Grappa, un drink ideale per la stagione invernale in cui alle proprietà ristoratrici ed energetiche del caffè e della cioccolata si aggiunge la strutturata e morbida grappa Nardini Riserva e il deciso sostegno del Montmarte un premium absinthe distillato in maniera tradizionale senza nessun additivo chimico aggiunto , creato in accordo con le antiche ricette degli archivi del brandy museum in Austria.

Degustazione

La prima piacevole sensazione è data dalla differenza di temperatura quando dopo il primo sorso della fredda crema di latte ci raggiunge il piacevole calore del drink, inizialmente al gusto prevale la cioccolata seguita dalle note tostate di caffé, si percepisce appena il calore alcolico nella prevalente morbidezza del cocktail, lunga persistenza gusto-olfattiva nella quale si avvertono l'artemisia absinthum che subito si intreccia con un bouquet di aromi la cannella, l'angelica e la buccia di arancia e limone sono lì, assolutamente non invasivi, poi anice verde e l'aspetto erbaceo dell'issopo si riconosco perfettamente ma restano sotto ai profumi sopra elencati avvolti da note di panna e burro.

domenica 1 novembre 2009

Differenze tra Cognac ed Armagnac - 4^ parte -



Come si bevono

Contrariamente a quel che molti pensano, il bicchiere più adatto non è il ballon: meglio un tulipano o un piccolo calice, che si restringe verso il bordo, abbastanza alto per consentire quel moto di lenta rotazione necessario a convogliare il bouquet verso il naso mentre si riscalda il distillato col calore della mano (in Charente dicono “Humaniser le Cognac”!).
Il difusissimo ballon può andar bene, se piuttosto piccolo: quando è troppo grande la quantità di acquavite versata è poca in rapporto al volume del calice e questo comporta una certa dispersione del bouquet oltre ad accentuare la componente pungente di tutti i distillati.
La temperatura di servizio ottimale è quella ambiente o meglio sui 20/22° C. Il caldo eccessivo nuoce ai due distillati; perciò è da scartare nel modo più assoluto il malvezzo di riscaldare il bicchiere con una fiamma o di infiammare un goccio d’alcol nel calice, prima di versare l’acquavite; così facendo i profumi svaniscono e il gusto assume uno spiacevole sentore “brulé”.

lunedì 14 settembre 2009

Differenze tra Cognac ed Armagnac - 3^ Parte

Invecchiamento
Per il cognac la maturazione avviene unicamente in fusti di rovere del troncais e del limousin con una capacità di 350 litri. Per la commercializzazione il distillato deve avere un tenore alcolico del 40% in volume raggiunto mediante taglio con acqua distillata, la sola altra aggiunta è quella del caramello naturale, fino ad un massimo del 2%. La maggior parte dei cognac, presenti in commercio, è costituita da un “assemblaggio” di molte decine di distillati, provenienti dalle zone delle regioni delimitate. A miscelare con sapienza questi distillati è il al “maitre de chai” (maestro di cantina), il quale dotato di un olfatto non comune e di lunga esperienza dovrà torvare la giusta mistura per dare costanza qualitativa al prodotto finale.
Le sostanze che il cognac estrae dal legno di quercia, definite “estratto secco”, comprendono un gruppo complesso di acidi, il tannino, materie coloranti, glucosio, esteri e aldeidi che derivano dalla degradazione della lignina per ossidazione.
L’invecchiamento dell’armagnac avviene in fusti da 400 litri di legno di quercia proveniente dalle foreste di Montlezum a contatto con il legno l’acquavite acquista i profumi che permettono l’evoluzione dell’aroma, nel corso dello stesso come abbiamo visto anche per il cognac nel frattempo il maitre de chai ha provveduto gradualmente alla “riduzione” del grado alcolico di partenza della acqueviti, per portarlo lentamente alla gradazione “commerciale di 40 gradi (con punte sino a 48°); a intervalli di circa due mesi vengono aggiunte piccole dosi di “petites eaux” (costituite da un mélange di acqua purissima e di giovani acqueviti ridotte a 20°) lasciando poi riposare tutto il tempo necessario per ottenere un perfetto amalgama. L’invecchiamento in fusti di quercia a fibre rosa, fabbricate con le quercie che crescono in zona è essenziale per l’acquisizione e lo sviluppo delle caratteristiche tipiche dell’armagnac: infatti dopo 25 anni di invecchiamento in un ettolitro di Armagnac si trovano ben 500 grammi di legno (o meglio sostanze e minerali estratti dalle doghe dei botti)!


Classificazione

Vediamo ora come si legge un’etichetta di una bottiglia di Cognac sulla quale troviamo sigle ed espressioni codificate che sevono per classificare il distillato in base all’invecchiamento e alla provenienza di origine. L’età dell’acquavite più giovane utilizzata nell’assemblage determina la denominazione che contraddistinguerà il Cognac, secondo le seguenti regole: VS (Very Superior) o Trois etoiles (Tre Stelle) quando l’acquavite più giovane ha da due anni e mezzo a quattro anni e mezzo; VSOP (Very Superior Old Pale), VO (Very Old), Réserve, etc. quando l’acquavite più giovane ha da quattro anni e mezzo a sei anni e mezzo; Napoléon, XO (Extra Old), Extra, Hors d’Age nel caso in cui la più giovane acquavite abbia oltre sei anni e mezzo. Nelle etichette possiamo poi trovare le denominazioni d’origine per esempio Grande Champagne, Petite Champagne quando possediamo del Cognac di maggiore finezza,, si può altresì trovare la scritta Fine Champagne che raggruppa in pratica le suddette zone.
Per la classificazione dell’Armagnac la codifica non cambia molto ma varia solamente anche se di poco la durata dell’invecchiamento, ma vediamo in funzione dell’età come si distinguono: Trois étoiles (tre stelle) acqueviti con due o tre anni di invecchiamento; VO (Very Old) e VSOP (Very Superior Old Pale) quando l’acquavite più giovane ha un minimo di quattro anni e mezzo d’invecchiamento; Extra, Hors d’Age, Napoléon, Vieille Réserve, XO (Extra Old) quando l’acquavite più giovane ha un minimo di cinque anni e mezzo d’invecchiamento.
Una particolarità degli armagnac è quella di riportare spesso in etichetta l’anno di produzione (si tratta di solito dell’anno nel quale sono state vendemmiate le uve dai cui vini sono state distillate le acqueviti) oppure gli anni di invecchiamento in legno: è infatti importante ed essenziale la durata dell’invecchiamento in fusti di quercia, perché è solo in botte che l’Armagnac si evolve, matura e affina le sue qualità: una volta messo in bottiglia se ne aresta completamente l’evoluzione e quindi l’Armagnac, malgrado il passare degli anni, conserva le caratteristiche che aveva al momento dell’imbottigliamento.

giovedì 10 settembre 2009

Differenze tra Cognac ed Armagnac - 2^ Parte

Vitigni


I vitigni impiegati per la produzione del Cognac devono essere costituiti per il 90% di Ugni Blanc nome con cui è noto in Francia il Trebbiano, localmente detto Saint-Emilion, le altre uve utilizzate sono il Folle Blanche e Colombard il rimanente 10% Meslier St.Francois, Jurancon blanc, Montils, Semillion e Select.
Per l’Armagnac i vitigni impiegati non si discostano molto da quelli che abbiamo visto utilizzare per produrre il Cognac, anche in questo caso infatti si impiega l’Ugni Blanc , il Colombard, il Folle Blanche, il Meslier St. Francois ed inoltre a completare quelli previsti dal disciplinare Bacco, Clairette de Gascogne e Mauzac.
I vini ottenuti da ciascun cru vengono quindi avviati alla distillazione.
Per entrambi è stata fissata una data limite il 31 marzo entro la quale deve obbligatoriamente essere distillato il vino prodotto nella vendemmia dell’anno precedente.


Distillazione
Alambicco per il Cognac (Charentais)






Alambicco per l'Armagnac (Armagnacais)











La differenziazione tra Armagnac e Cognac sta in particolare nella distillazione: il secondo è soggetto ad un duplice passaggio utilizzando l’alambicco in rame denominato Charentais composto da una caldaia a forma di cipolla, sormontata da un capitello tondeggiante che si prolunga in collo di cigno, a funzionamento discontinuo con capacità massima di 30 hl, nel primo passaggio in alambicco otteniamo un liquido lattiginoso, debolmente alcolico (24-30% in volume), definito “brouillis”, nella seconda disitillazione “bonne chauffe” si utilizza solo il cuore, con un tenore alcolico che non può superare il 72% di volume. E solamente dopo un opportuno invecchiamento diventerà cognac.
L’alambicco tradizionale per l’armagnac è invece un apparecchio a distillazione continua, messo a punto verso la fine dell’ottocento da Verdier, un artigiano di Montguilhem, costruito interamente in rame, l’alambicco “Armagnacais” è composto da due o tre caldaie sovrapposte che funzionano di continuo senza bisogno di ripetere la distillazione: i vapori sono raffredati dal vino che viene successivamente distillato.
L’acquavite incolore dal profumo sottile può raggiungere i 63°. C’è quindi un solo passaggio nell’apparecchio, e non due distillazioni successive come è invece previsto nell’”alambicco charentais” per il cognac.
Dal 1972, è comunque ammessa la “distillazione discontinua” (quella utilizzata per il cognac), che dà delle acqueviti di più pronta maturazione.

martedì 8 settembre 2009

Differenze tra Cognac ed Armagnac- 1^ Parte



Differenze tra Cognac e Armagnac

Cognac e Armagnac due distillati di vino prodotti in Francia che nel loro paese dividono due schieramenti di estimatori, chi “ama” l’uno “odia” l’altro e viceversa, proviamo a conoscerli meglio per individuare quali possano essere le differenze, leggendo la seguente ricerca che partendo dalle zone di produzione e dai vitigni impiegati analizza di seguito i processi di produzione fino a spiegare come si legge l’etichetta di una bottiglia ed il miglior modo per consumarli, vi accorgerete che le diffferenze ci sono ma non mancano le similitudini.

Zone e ambiente pedoclimatico.

Il vino destinato alla produzione del Cognac proviene dalle regioni della Charente e della Charente-Maritime, il governo francese il primo maggio 1909, con un decreto divise la zona di produzione in sei parti disposte concentricamente attorno alla cittadina di Cognac: la Grande Champagne, , la Petite Champagne (più esterna), le Borderais, (piccolo territorio a nord-ovest di cognac), i Fins Bois (il più ampio in estensione) ed infine, tutto attorno a queste zone centrali, i Bons Bois ed i Bois Ordinaires (sulle coste dell’Atlantico).
Il terreno è in parte pianeggiante verso il mare e la sua composizione è mutevole troviamo infatti oltre alle argille del giurassico formazioni cretaceo e calcareo friabile che hanno la proprietà di assorbire l’umidità in eccesso e di assicurare un buon apporto d’acqua nei periodi di siccità. Il clima di Cognac è nettamente marittimo, dolce e brumoso.
Come il Cognac anche l’Armagnac è un’acquavite di vino a denominazione controllata, si produce nel sud-ovest della Francia ed anche in questo caso fu una legge del 25 maggio 1909 (guarda caso stesso mese e stesso anno) a prevedere tre diverse denominazioni per i dstillati di altrettante zone d’origine delimitate sui dipartimenti di Gers, Lot-et-Garonne e Landes, in Guascogna che sono: Bas-Armagnac il migliore dei tre “cru” (zona), Ténarèze (questa zona abbraccia la precedente ad est e sud) ed infine Haut Armagnac (disposta a semicerchio ad oriente e a meridione degli altri due “cru”). Nella zona del Bas-Armagnac il terreno non è calcareo come nella Charente, ma è costituito da limo argilloso alluvionale, con un sottosuolo di sabbia e argilla, nel nord-ovest di questa regione, c’è una sottozona di particolare pregio, in cui il suolo, detto “Terre-bouc” è composto di limo e argilla: qui nasce il “Grand Bas Armagnac”. Nell’Haut Armagnac e nel Ténarèze zone le cui acqueviti non raggiungono la finezza di quelle del Bas-Armagnac, troviamo un’alternanza di terreni calcarei e di suoli argillosi. Il clima di questa zona è molto più rigido rispetto alla Charente.

domenica 30 agosto 2009

MANDORLA SOUR


Ingredienti e preparazione

5 cl. Nardini mandorla
3,5 cl. succo di lime fresco
1,5 cl sciroppo di zucchero
gocce di angostura
1 cl. albume (facoltativo)

Colmare lo shaker con ghiaccio e versare tutti gli ingredienti, agitare e versare in una coppa cocktail precedentemente raffreddata, guarnire con ciliegina. Da provare sia con l'albume che senza, nel secondo caso otteniamo un drink sicuramente più leggero e fresco.
Cocktail inserito nel libro "The Grappa Handbook" che raccoglie le ricette di drink realizzati con prodotti delle distillerie Nardini.